Il “subliminale”: quanto è applicabile alle tecnologie digitali ?

Siamo a Fort Lee – New Jersey (USA) – nel 1957 : davanti a noi ecco il cinema della cittadina, che propone “Picnic“, un film di un certo successo con William Holden e Kim Novak.

Fin qui niente di strano, se non fosse per il fatto che un tale di nome James Vicary ha piazzato – per fare un esperimento scientifico – un proiettore di diapositive nella cabina di proiezione: lo scopo è quello di visualizzare ogni cinque secondi e per un tempo brevissimo (pari a un tre millesimo di secondo) le parole “Drink Coca Cola” e “Eat pop-corn” sul grande schermo durante il film.

Passano sei settimane e alla fine dell’esperimento, secondo Vicary, la vendita di Coca Cola risulta aumentata del 18,1% e quella di pop-corn addirittura del 57,8% – grazie alla suggestione a livello di subcosciente di quelle parole così rapide e fugaci da risultare apparentemente invisibili.

L’esperimento, una volta reso pubblico, desta l’indignazione del pubblico americano – tanto più che l’anno successivo, nel 1958, gli annunci cosiddetti “subliminali” vengono rigorosamente banditi.

Il meglio della storia però deve ancora arrivare.

Nel 1962 si chiede a Vicary di ripetere il proprio esperimento allo scopo di dare validazione scientifica ai risultati.

Il secondo test fallisce miseramente: le vendite di Coca Cola e di pop-corn non subiscono affatto aumenti; messo di fronte all’evidenza, Vicary ammette che il suo esperimento del 1957 era tutto una bufala inventata di sana pianta.

Eppure secondo autorevoli scienziati, la pubblicità subliminale è tutt’altro che una bufala, al contrario è uno strumento potentissimo nelle mani dei pubblicitari. Sorge quindi un dubbio: dobbiamo credere a Vicary quando parla nel 1957 oppure quando parla nel 1962…? Siamo sicuri che il test del 1962 non sia stato fatto fallire ad arte, per buttare acqua sul fuoco del “subliminale” ?

C’è materia per farci un film, o almeno una puntata di Voyager (Giacobbo, mi ascolti ?)…

Facciamo un passo ulteriore.

Quanto è applicabile il “subliminale” alle moderne tecnologie digitali ? Ai video su YouTube, all’audio degli MP3, ai giochini su iPhone, al desktop del nostro PC ?

Qualcuno di voi ha qualche informazione a proposito ? Vi risulta che qualcuno se ne stia occupando ?

Fatemi sapere, la cosa può vere dei risvolti piuttosto interessanti, non credete ?Grazie,

Andy Cavallini (andy.cavallini@tin.it)

Una risposta a “Il “subliminale”: quanto è applicabile alle tecnologie digitali ?

  1. Ecco qualche commento “sparso” raccolto sui vari gruppi di LinkeIn:

    Sabrina B. consiglia di leggere: http://www.bachelorsdegreeonline.com/subliminal-messages-in-advertising.php

    Roberto V.: “Se fosse una realtà, ti posso giurare che tutte le aziende e tutte le agenzie lo userebbero per tutte le campagne. Io ho lavorato 15 anni abbondanti su campagne nternazionali di adv (Gillette, Microsoft, Apple, Pepsi…) e poi dal 95 in poi sul digitale. Mai visto una, dico una operazione dove ci fosse qualcosa di vagamente classificabile come subliminale. E anni fa mi ero preso la briga di guardarmi un bel po’ di spot da 30″ frame per frame proprio per controllare non ci fossero messaggi nascosti.”

    Pietro A.: “Per quanto riguarda la publicita’ subliminale nascosta in ipotetici watermark nei cartoni animati e’ una vecchissima storia mai provata come efficacia.
    Una cosa ben nota dei cartoni animati di Disney e’ che in ogni cartone animato di Disney in qualche fotogramma c’e’ il simbolo del profilo di Topolino (le famose orecchie), ma questo non pare aver mai sconvolto nessuno.”

    Claudio B.: “E’ un argomento molto attuale… E’ vero che il subliminale nella nozione di Vicary è una bufala, ma esistono molte altre forme di influenzamento che bypassano il controllo consapevole e razionale e agiscono più in profondità.
    Una prima forma è il cosiddetto “configuring the user”: l’influenzamento consiste nel sottoporre l’esperienza dell’utente a vincoli o pesanti limitazioni.
    Un primo esempio sono l’Apple iPad e iPhone, o ancora l’iPod. Condizionano l’esperienza dell’utente limitandolo a uno spazio di interazione brandizzato, controllato e monomarca.
    O ancora abbiamo Google: la funzione Instant Search influenza la navigazione e guida l’utente mentre digita secondo pattern “calati dall’alto” – senza che noi ce ne accorgiamo. I risultati della ricerca tra l’altro sono ordinati in base alla posizione geografica dell’utente… Perciò noi navighiamo sui siti che Google seleziona per noi, influenzandoci.
    Una seconda forma di influenzamento subliminale riguarda le tecniche dello storytelling: racconti costruiti perché producano determinati effetti sui narratari, al di là delle argomentazioni razionali ma sulla base di processi di proiezione e identificazione che sfuggono al controllo consapevole.
    Vi segnalo quello che è ormai un caso di studio classico: Ashley’s Story ( http://www.youtube.com/watch?v=LWA052-Bl48 ). Quello che ha reso efficace questo video non è tanto l’argomentazione, quando i processi profondi attivati dalla narrazione messa in scena – processi non controllabili (personalmente non ho la minima simpatica per la linea politica di Bush, ma il video mi emoziona lo stesso, volente o nolente…).
    Se vi interessa questo caso è commentato nel libro “Storytelling. La fabbrica delle storie” di Christian Salmon…
    Terza forma, sempre legata allo storytelling: la costruzione della realtà attraverso il racconto dell’informazione (ma anche del consumo, dell’educazione, ecc…). Alla base della nostra visione del mondo ci sono le nostre conoscenze, e queste conoscenze sono realtà simboliche, rappresentazioni orientate di uno stato delle cose. Ma solo una minima parte delle nostre rappresentazioni è frutto dell’esperienza diretta – tutto il resto ci arriva dai racconti degli altri.
    Se il racconto contribuisce alla costruzione della realtà che ci circonda, ecco che un racconto può influenzarci senza bisogno di convincerci: solo per il fatto di essere raccontati (e creduti), alcuni fatti immaginari diventano reali – e qui le tecnologie digitali possono avere un peso enorme.
    Si possono progettare impressioni ben più efficaci, e meglio nascoste, di un fotogramma da una frazione di secondo…”

    Angelo R.: “Ecco una lista di aziende che la studiano e la applicano al business:
    Buyology
    EmSense
    FKF Applied Research
    Gallup & Robinson
    Mindmetic
    MindSign
    MSW Research (MSW/LAB)
    Neuro-Insight
    NeuroFocus
    Neurosense
    One To One Insight
    Sands Research
    Sensory Logic”

    Bye,
    Andy Cavallini (andy.cavallini@tin.it)

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