…l’IT aziendale è un male necessario… (!?)

Nota – sappiate che sto lavorando ad un Post breve, ma sicuramente molto interessante per chi si occupa come me di Marketing technologies: riguarda il mito delle pubblicità subliminali; per non perdervelo, continuate a seguire https://meetingdelleidee.wordpress.com alias http://www.gaia-matrix.com oppure, ancora meglio, “abbonatevi” a questo sito blog con il bottone “Sign me up!” qui a sinistra, così verrete avvertiti automaticamente via email (tranquilli, niente pubblicità !). Ci sarebbe poi anche Twitter (#gaiamatrix)…

Scenario: azienda produttiva, per intenderci una di quelle in cui entrano le materie prime ed escono prodotti finiti.

Improvvisamente una delle linee produttive si blocca, uno dei macchinari si è rotto; panico negli occhi del Responsabile di Produzione. Si chiama l’azienda che fornisce il servizio di assistenza tecnica: “Pronto ? Buongiorno, gentilmente avremmo bisogno con urgenza del vostro aiuto per far ripartire una linea. Quando riuscite a mandare qualcuno ? Contiamo su di voi, grazie.”.

Altro scenario, medesima azienda, stesso reparto: la mail interna smette di funzionare; si sente immediatamente un “…come al solito qui non funziona mai un ca**o !”; viene chiamato qualcuno dell’IT: “Si è di nuovo scassata l’email ! Questa volta quanto ci mettete a farla ripartire ?!”.

Avete notato il differente atteggiamento ?

L’IT tipicamente non gode di un buona fama, ed ogni scusa è buona per dargli addosso.

Oggi non c’è azienda che potrebbe funzionare senza risorse informatiche – il sistema gestionale, la rete, i computer e le periferiche sono assolutamente necessari, e come tali importantissimi.

Chi ha la responsabilità dell’IT – non parlo solo di tecnici qualificati, ma anche di quadri e dirigenti – dovrebbero essere tenuti nella massima considerazione; invece ciò non accade, anzi, succede proprio il contrario, essi sono oggetto di critiche più o meno infondate, di battute e di derisione. Chi si occupa di altri servizi, ad esempio le Facilities o la manutenzione di fabbrica, viene rispettato molto di più.

Vi siete mai domandati perché l’IT è così impopolare ?

Il problema dell’IT aziendale è fondamentalmente il seguente:

  • quando tutto funziona perfettamente, l’IT “…è lì a girarsi i pollici e ruba lo stipendio…!”
  • quando qualcosa cessa di funzionare, è colpa dell’IT, “…che non è capace di fare il proprio lavoro…”

Mortificante, vero ? E non se ne esce…

Una prima causa di questa situazione dipende dal fatto che l’IT aziendale si caratterizza per molti versi come se fosse un fornitore esterno; differentemente però da un tipico fornitore esterno, non lo si può cambiare e quindi non si hanno leve significative su di esso – salvo passando per l’Amministratore Delegato.

Come se non bastasse, l’IT aziendale viene visto dalle altre funzioni esclusivamente come un voce di costo, una voragine che consuma margine, non come una leva competitiva per operare meglio e per generare profitto.

Altro fattore molto importante, tutti abbiamo un PC a casa, e non è così difficile farlo funzionare – ci riesce anche mio nipote che ha sette anni: l’Informatica è quindi “facile”. Peccato che lo sia solo apparentemente, sfido chiunque (…soprattutto mio nipote…) a far funzionare con successo una LAN di varie decine di computer, molteplici server, connessioni, stampanti di rete, interfacciamenti con i macchinari di fabbrica, per non parlare di un intero ERP, annessi e connessi.

Dulcis in fundo, l’IT spesso impone al resto dell’azienda procedure e policies (“…non puoi installare questo…  …non puoi avere quello…  …prima di due mesi non se ne parla…  …ecc.) – e ciò fa si che il consenso si riduca ulteriormente.

Cosa ne pensate ? Vi ci ritrovate in questo idilliaco quadretto ?

Andy Cavallini (andy.cavallini@tin.it)

7 risposte a “…l’IT aziendale è un male necessario… (!?)

  1. Giusto: il problema di fondo è che un buon IT agisce in modo da evitare, anticipare o risolvere i problemi, senza che si generino disservizi per gli utenti. La qualità del suo lavoro, quindi, non è percepita, proprio perché determina un livello di servizio che, sventuratamente, viene assunto come uno stato di normalità.

    Un’altra osservazione: quante persone lavorano, mediamente, nell’IT di un’azienda italiana? Provate ad effettuare un confronto con le altre funzioni aziendali.

    Infine, una provocazione: quanti Direttori IT, con il tempo, divengono Direttori Generali o Amministratori Delegati? Quanti invece provengono dall’Amministrazione, dal Marketing o dalle Vendite?

    Quale soluzione al problema? Non lo so: sono anni che ci rifletto.

  2. Sono d’accordo, il miglior IT è quello di cui si ignora l’esistenza.
    Certo se questo concetto viene frainteso dal CEO e dagli altri direttori, che confondono l’abilità con l’inutilità, c’è poco da stare allegri…
    Di conseguenza, se l’IT è invisibile, perchè aggiungere risorse ? Se invece l’IT lascia a desiderare, aggiungere risorse appare inutile, meglio cacciare il Direttore IT.
    Come vedi, anche da qui non se ne esce…
    E quando mai un “imbranato” per definizione come il Direttore IT, che tra l’altro non ha mai generato un euro di profitto, potrà diventare CEO ???!
    Mah…!
    Come te, anch’io vedo poche vie di uscita…

    Grazie per il commento,

    Andy Cavallini

  3. Qualcuno propone uno “sciopero” del settore informatico, secondo il tradizionale modello sindacalista, auspicando una graduale rivendicazione di diritti, o almeno il ripristino di una dignità lavorativa.

    Il problema è che l’operato dell’IT non produce effetti immediati sulla “produzione”, ossia sull’erogazione dei servizi implementati per mezzo di hardware e software. Con tre giorni di sciopero, probabilmente, tutto continuerebbe a funzionare come prima, proprio perché l’impegno dell’IT si orienta alla realizzazione di sistemi stabili ed affidabili. Al massimo, come effetto “collaterale” si potrebbe auspicare un addestramento degli utenti, che sarebbero messi in condizione di dover risolvere autonomamente presunti problemi, senza reagire con un’immediata chiamata all’ “Help Desk”.

    Per ottenere qualche risultato, in verità, bisognerebbe attuare un sabotaggio, mostrando gli effetti di un possibile malfunzionamento in assenza di adeguate strutture, aziendali o tecniche, in grado di gestirla. Tuttavia questo potrebbe essere, erroneamente, interpretato come “atto di terrorismo”😉

  4. Ribalto l’osservazione che l’IT sembra un servizio esterno internalizzato. Rispetto al fornitore dei macchinari, che per soddisfare il cliente utilizza il service post vendita, pena l’uscita dai fornitori, l’It non ha quasi mai una logica da cliente inteno. Coinvolge e informa rarissimamente gli utenti sulle evoluzioni, astenendosene dal renderle interessanti. Tende a non porsi il problema di condividere le priorità degli inteventi coinvolgendo le altre funzioni, ma di riservaarle solo a proprio giudizio. Troppo spesso chi si occupa di “information” non informa di un bel tubo chi non sia obbligato a farlo.
    Comunque se si ferma un macchinario la reazione può essere educata, ma è sul genere: “Emergenza! Correte subito! Vediamo che servizio offrite altrimenti…” non certo del tipo “Cortesemente venite quando avrete tempo per noi.

  5. Ciao Oscar, grazie per il tuo commento.
    Non posso certo darti torto: in tante Aziende l’IT non fa proprio nulla per farsi voler bene; come giustamente dici, a volte basterebbe un po’ più di trasparenza e condivisione.

    Bye,

    AC

  6. Ciao Andy, io , come sai, lavoro nell’ingegneria di produzione e pertanto spesso mi interfaccio con l’IT per problemi sulle linee di assemblaggio oppure per portare avanti nuovi progetti di miglioramento. Per quella che è la mia esperienza, devo dire che stimo l’IT per la buona volontà, nel senso che, in caso di problemi, si impegnano per risolvere nel minor tempo possibile la questione. Ho delle perplessità invece quando si tratta di progetti nuovi ; le risposte che ricevo sono quasi sempre: bisogna chiamare un consulente esterno (con relativi costi elevati) e ci vorranno tempi biblici! Con questo tipo di risposte, ripetute nel tempo, il nostro IT dà l’impressione di non avere delle ampie competenze o comunque di essere resistente al cambiamento, alimentando una fama non proprio lusinghiera.

  7. Ciao Elena, grazie per il commento.
    L’IT aziendale in effetti non ha mai grosse velleità di far partire progetti nuovi, probabilmente dipende anche dal fatto che l’IT Manager viene valutato (in termini di €€€ e di conservazione del posto di lavoro) più per l’affidabilità dei sistemi in essere, che per la realizzazione di iniziative innovative.
    A ciò aggiungi il fatto che i progetti consumano il triplo delle risorse (leggi: ore/uomo) rispetto all’operatività day-by-day – peccato che l’alta direzione solo raramente riconosce questo fatto ed alloca un budget sufficiente.
    Dulcis in fundo, tutto quello che viene realizzato oggi, da domani dovrà pure essere manutenuto – ovviamente senza risorse aggiuntive, anzi, spesso tagliando quelle esistenti.

    La refratterietà ai nuovi progetti è spesso una forma di legittima difesa nei confronti di un amministratore delegato che non fornisce risorse adeguate…

    C’è qualcuno che vuole controbattere a questo mio impietoso commento…?

    Bye,

    Andy Cavallini (andy.cavallini@tin.it)

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