Il costo “nascosto” del software open-source…

Il software open-source non ti costa niente…

… solo se il tuo tempo non ha valore.

 

Cosa ne pensate ?

Andy Cavallini (andy.cavallini@tin.it)

 

15 risposte a “Il costo “nascosto” del software open-source…

  1. Da operatore trentennale del settore non posso che essere daccordo.
    Infatti, nonostante gli specchietti per allodole, i sistemi operativi server microsoft continuano a farla da padroni nelle aziende italiane!
    Come mai?? Semplice: superata la “bolla mediatica” del costo zero, le aziende hanno capito che le soluzioni open source in ambito professional richiedono tecnici informatici costosissimi (quelli bravi) quanto rarissimi!!

  2. Assolutamente d’accordo.
    Il costo di una licenza Corporate di un software “easy-configuration/low-maintenance” (pensiamo anche solo a Windows o a Office) spesso è irrisorio rispetto agli X giorni lavorativi di professionalità elevate necessari a configurare/manutenere un software open-source (es. Linux) che come tale molto spesso è “maintenance-intensive” e difficile da configurare.

    AC

  3. Per metter su un server tipo Windows Server SBS 2008 Premium (vers OEM € 1200), con tutti i servizi correlati (exchange, active directory, sharepoint etc..) un tecnico di medie capacità c’impiega 3 giorni ad un costo di € 1800 (caso di una lan con una decina di clients)
    Quanto tempo occorre per farlo con una soluzione Linux?? E quanto costa?

  4. Io non sono ne un esperto e tantomeno un tecnico, sono un osservatore, spesso un utilizzatore anche per lavoro, sia dei sistemi “chiusi” che di quelli cossiddetti “open”. Non concordo sul fatto che quelli chiusi alias Windows, siano si più costosi, ma poi più facili da configurare e gestire, se così fosse non capisco come mai le aziende medio-grandi assumano e si avvalgano di figure professionali altamente qualificate, oltre che ben pagate, quando se fosse così tutto facile potrebbero gestire queste attività con ragazzi poco più che “smanettoni”, ho usato questo termine non a caso dato che sono proprio gli smanettoni informatici che oggigiorno sanno usare e gestire certi software e sistemi “open source ” tra questi sicuramente uno dei più noti è Linux, che ha avuto il merito di “sdognare” i software free o open, ma sicuramente non l’unico, oggigiorno posso tranquillamente sostituire la suite Office di Windows con una altrettanto valida che è “Open Office” il gestore di posta elettronica sempre targato Redmond “Outlook” con Mozilla Thunderbird, il Browser IE con Firefox, piuttosto che Safari o Chrome, posso sostituire la suite Adobe (Acrobat, Photoshop, Flash, Dreamweaver, Illustrator ecc) con i vari Adobe creator, GIMP, Inkscape, ecc.
    Senza dimenticare che alcuni tra i principali sistemi di database o gestione di pagine Web sono Open come: Apache, MySQL (doppia licenza), PHP, Python, Perl e potrei continuare a lungo. Per un elenco completo con migliai di programmi dalla sicurezza alla gestione di reti basta dare uno sguardo qui, http://ow.ly/2c9DC.
    L’uso nelle aziende ancora di Sistemi e Server Windows oriented è figlio della “ignoranza” che le aziende ancora hanno di cosa l’open source potrebbe rappresentare, anche in termini di risparmio economico, non solo relativo all’acquisto del bene, ma anche rispetto alla gestione dello stesso e in questo, aihmè, ci vedo molta responsabilità proprio degli esperti o pseudo tali che ovviamente vedrebbero ridotto la lora influenza in seno alle aziende.
    In tal senso non è un caso che molte aziende creditizie che di “soldi” se ne intendono, hanno iniziato ad utilizzare sempre più diffusamente il sistema Linux sia come piattaforme gestionali, ma soprattutto per gestire gli erogatori di banconote, i bancomat e questo dovrebbe far riflettere sull’efficienza e sicurezza di tali sistemi.
    Un altro punto a favore dell’open source è che a differenza degli altri proprio perchè sistemi aperti, ci lavora una community internazionale e il rilascio di aggiornamenti fondamentali per il funzionamento e la sicurezza degli stessi è rapido e passa inosservato agli utilizzatori, mentre in quelli chiusi spesso si trovano “falle” che prima di essere “tappate” creano innumerevoli danni agli utilizzatori finali.

  5. Mi piace molto il commento di Alfonso, che ha raccolto alla grande la mia provocazione sull’Open-source.
    In particolare vorrei evidenziare come uno dei Web-server più diffusi a livello mondiale è Apache (che Alfonso cita), un software Open-source dalla prestazioni eccelse.

    Qualche altro commento sull’eterna diatriba tra software commerciale e software open-source ?

    AC

  6. @ Alfonso: azz non sei un esperto?? Sei solo un osservatore?? Non mi pare…
    Ad ogni modo mi permetto di rispondere a qualche Tua osservazione perchè mi sento, in qualità di operatore del settore, tirato in ballo!
    Ho sempre operato nell’ottica di rendere il cliente libero dai singoli: “Ti installo una soluzione standard, ergo sei libero di rivolgerti a chi vuoi”
    Prova a farlo con Linux!
    Le aziende serie non possono affidarsi agli “smanettoni” che oggi ci sono e domani hanno preso il posto come autisti dell’Atac.
    Metterei da parte le aziende medio/grandi e parlerei delle PMI che sono il tessuto portante delns. Paese: ebbene, tra quelle che ho conosciuto nei miei 30 anni di attività, sono pochissime quelle che hanno un IT manager interno (non se lo possono permettere)
    Sia chiaro, per il resto condivido la Tua analisi!!

  7. Buongiorno a tutti,
    innanzitutto ringrazio Andycav per il suo apprezzamento in merito al mio commento, anche se qui non siamo per raccogliere consensi, bensì per condividere opinioni e la condivisione, anche nelle differenze è l’unica modalità che fa accrescere il nostro sapere.
    Mi scuso per il non funzionamento del link che ho postato, il quale avrebbe dovuto rimandare ad una pagina di Wikipedia dove erano elencati migliai di software open source, solo che proprio stamane ho scoperto con mia somma sorpresa (a volte certe casualità/coincidenze sono impressionanti) che questa notte circa un’ora dopo la pagina che conteneva l’elenco dei programmi Open Source è stata cancellata, la cui procedura era già iniziata l’8 luglio, non lo sapevo altrimenti non l’avrei postata, qui vi posto invece proprio i commenti e le votazioni che hanno portato alla cancellazione della suddetta pagina: https://secure.wikimedia.org/wikipedia/it/wiki/Wikipedia:Pagine_da_cancellare/Elenco_di_programmi_open_source
    Boh, Wikipedia il portale per antonomasia “Open” cancella la pagina dove sono elencati tantissimi programmi Open Source, se questa è democrazia inizio ad aver paura, anche perchè non è la prima volta che mi imbatto in pagine cancellate da Wikipedia, che trattano anche argomenti inerenti Software italiani che potrebbero competere con i più noti e famosi Twitter, Facebook e simili, pur essendo nati prima dei pfratelli famosi.

  8. Ciao leoaruta,
    ti confermo che non sono un esperto ma semplicemente una persona che quando parla o scrive in merito a qualcosa che lo “prende” se è informata bene, altrimenti prima di “comunicare” si informa e oggi il web mette a disposizione una molteplicità di fonti, dalle quali prima di aprire bocca (scrivere) puoi trovare ciò che ti interessa conforntarlo e farti una tua idea.
    Ad onor del vero, tra le altre, sono un novello gestore e creatore di pagine web e cerco di farlo al meglio, soprattutto per quanto concerne le tecniche SEO e SEM cercando di migliorare e imparare sempre più i segreti di entrambe, ma questo però non credo dia lo status, o sia il parametro per definirsi esperto.
    Rispetto alla tua osservazione mi rendo conto che per chi non conosca il mondo Linux è come parlare Arabo, ma del resto la stragrande maggioranza degli utenti Windows oriented sanno usare Word, qualcuno Excel e Powerpoint (questi ultimi più per necessità che altro) e i più audaci si spingono ad usare Access o MS Project ma sono mosche bianche.
    In quanto al termine smanettoni mi riferisco a quella fascia di persone, non solo giovani (che avendo più tempo disponibile, appunto ci smanettano di più) ma anche a quelli meno giovani che hanno imparato l’uso di questi software e li sanno usare e far funzionare e non credo che se un’azienda li assumesse pagandoli il giusto e non cercando come è solito malcostume italiano di sfruttare e poi buttarti alla prima occasione nel cesto della spazzatura, dicevo se remunerati sicuramente il giorno dopo non sceglieranno di diventare autisti Atac.

  9. @ Alfonso: Teoria del complotto??

  10. @leoaruta Non so se per il complotto ti riferisci a quanto ho scritto in merito a Wikipedia o all’Open Source nele aziende, in ogni caso personalmente non ho mai “digerito” l’uso di questa affermazione che in Italia è sempre pronta quando non si riesce a trovare o capire il perchè di un qualcosa, quindi lungi da me una tale idea. Piuttosto rispetto a Wikipedia penso che come tutto ciò che si dichiara democratico e poi con assoluta poca democrazia e “partecipazione” taglia pagine e pagine di contenuti, il gioco reggerà finchè la community sarà di tipo passivo, ovvero cerco un argomento lo trovo, ciò che è scritto più o meno soddisfa le mie esigenze bye bye e alla prossima, i guai potranno iniziare quando la community, l’utente, da passivo, capirà (semprechè si abbiano argomentazioni valide e interessanti) che potrà diventare egli stesso parte attiva per mettere in piedi una vera enciclopedia Open e Condivisa senza che censori poco più che maggiorenni potranno decidere il destino di questo o quello scritto.
    Per quanto concerne l’uso dell’Open source all’interno di sistemi organizzativi piccoli, medi o grandi confermo che forse il problema non sta nella gestione degli stessi bensì nella non informazione che in primis l’utilizzatore (Imprenditore o libero professionista) non ha e non si preoccupa di avere e poi nella poco, male e in qualche caso cattiva informazione che consulenti o pseudo tali forniscono.
    Poi vorrei chiarire laddove ancora ci fosse qualche incertezza che utilizzare programmi Open Source non significa solo Linux e soprattutto che Open Source non è uguale a Freeware, spessissimo si ma, semplicemente che la sorgente di quel progamma è libera, ovvero aperta agli sviluppatori, che quindi con una certa frequenza vengono rilasciate release di agiornamento sia in termini di funzionalità che di sicurezza, cosa che la tanto decantata Windows fa raramente e quando lo fa è quasi un evento mondiale.

  11. Secondo me il software OpenSource ha molti vantaggi, specialmente in ambito personale, perché permette di avere dei software per fare praticamente ogni cosa o costi molto ridotti, ricordiamoci che OpenSource non significa gratuito.

    In ambito aziendale, e vale per aziende di varie dimensioni, questo non è sempre vero, ci sono chiaramente eccezioni, perché quando usi il software per il tuo business devi assicurarti di avere un supporto adeguato in caso di problemi.
    Provo a fare un esempio: immaginiamo di scaricare Ubuntu server e usiamolo cone sistema per il nostro web server aziendale su cui sarà attivo il nostro sistema di commercio elettronico che magari è scritto in Java e usa un application server come JBOSS.
    Ora, sia Ubuntu che JBOSS sono free e qundi io posso avere un tecnico che mi fa l’installazione e tutto funziona perfettamente. Dopo qualche settimana scopro che in alcuni casi le transazioni del sito non sempre si concludono correttamente perché (E’ SOLO UN ESEMPIO INVENTATO) JBOSS alcune volte non riesce a chiudere una transazione sul mio db mysql a causa di un errore nel driver di comunicazione tra application server e db. Se non ho acquistato un supporto che faccio? Il mio tecnico impiegherà tempo a cercare su internet una soluzione, che forse troverà e forse no intanto io avrò dei problemi col sito con un conseguente danno di immagine (e sono EURI che perdo).
    Se ci fate caso, molti sistemi open distribuiti come free hanno comunque la possibilità di acquistare dei servizi di supporto a pagamento, e spesso a conti fatti questo si rivela più oneroso che non l’acquisto di un software commerciale che ha un costo di licenza iniziale ma magari ha già un certo livello di supporto incluso.
    Inoltre val la pena ricordare che per un’azienda il costo delle licenze software viene ammortizzato in tre anni al contrario di quello del supporto annuale.

  12. Chi adotta software Open Source soltanto per una questione di risparmio economico parte con il piede sbagliato.
    Il software Open Source va valutato come un qualsiasi altro software, calandolo nel contesto e facendo un elenco di vantaggi e svantaggi, senza pregiudizi ideologici e tecnici.
    A mio parere il vantaggio principale dal punto di vista dell’azienda che lo adotta è nella libertà di movimento: dalla libertà da vincoli sulle installazioni a quella di poterlo modificare rivolgendoti a chi vuoi.

  13. Dai commenti che ho letto mi pare di capire che il problema sia visto come full open contro full brand. Secondo me l’approccio potrebbe essere, in ambito aziendale, misto.
    Cioe’, una parte del sistema informativo aziendale si appoggia su sistemi operativi ormai stabili, esempio Windows 2008 server o Unix in quanto si puo’ accedere ad una enorme disponibilita’ di supporto, le varie release che si succedono nel tempo sono sempre ben documentate e via dicendo. Per le funzioni non business critical e per alcuni applicativi clients si puo’ accedere al mondo open. Ad esempio in una grossa azienda ha tutti i server della progettazione su macchine Unix, il web server interno dove si appoggia tra gli altri il sito del CRAL e’ su Linux.
    Open office al posto di MS/Office e tutta una serie di pacchetti applicativi free.
    In questo modo, ritengo, si possa fare saving e non mettere il pericolo il business.

  14. Mi piace molto l’approccio “ibrido” proposto da Luigi; se applicato con buonsenso (e tanta conoscenza delle tecnologie) è in grado di offrire il meglio dei due mondi – quello Open e quello Proprietario.

    I fattori decisionali possono essere:
    – costi/benefici
    – disponibilità di competenze
    – ‘mission-critical’ level
    – …

    Cosa ne pensate ?

    Andy Cavallini (andy.cavallini@tin.it)

  15. Quoto anche io l’approccio proposto da Luigi, perchè come dice andycav, si possono trarre le opportunità migliori da entrambi i modelli, valutando sulla base delle esigenze: tecniche, commerciali ed economiche quale utilizzare di volta in volta

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